La realizzazione di un’autorimessa sotterranea in pieno centro storico a Locarno (il perimetro del terreno è costituito dalle vie Borghese, Torretta, Bacilieri e Marcacci) ha comportato uno scavo generale nel cortile interno agli edifici esistenti, dove un tempo erano presenti orto e giardino.

Questo importante cantiere di edilizia privata ha consentito di portare alla luce una continuità insediativa che dall’antichità attraversa diversi secoli fino ai nostri giorni, offrendo nuovi sguardi sul passato di Locarno.

L’indagine ha permesso di identificare una prima fase di occupazione dell’area da ricondurre alla fine dell’età del Ferro (II-I secolo a.C.), successivamente è presente una fase di epoca romana (I-IV secolo d.C.), per la quale sono state documentate varie strutture murarie e un focolare. A questo periodo appartengono anche i due vasi in ceramica ritrovati appoggiati su una tegola in cotto.  

In queste prime fasi di occupazione, il territorio circostante era molto diverso da come ci appare oggi, il Lago Maggiore arrivava a lambire la Piazza Grande e occupava tutta la zona a sud di essa e i vari corsi d’acqua, che dalle valli interne scorrevano verso il lago, incidevano sul territorio con eventi di piena.

Il sito viene poi abbandonato per un certo periodo per poi essere nuovamente occupato alcuni secoli dopo. Per l’epoca tardomedievale e moderna infatti sono state rinvenute delle strutture murarie, conservate in maniera del tutto eccezionale fino a 2 metri di altezza. Si tratta di una serie di muri, scanditi da arcate, dove sono riconoscibili le aperture che servivano da entrata ai vari locali. La sequenza degli strati esaminati mostra che queste strutture sono state investite da un evento alluvionale e, in seguito, sono state completamente interrate, nascoste alla vista e alla loro conoscenza fino ad oggi.